Firenze, 7 marzo 2026 – Volti e storie di vita faticose provenienti da tanti paesi convivono a Casa Stenone, negli appartamenti con cucina, spazi comuni e anche un orto trovano cura e speranza di un nuovo futuro persone provate da esistenze difficili e dalla malattia. La struttura gestita dalla Fondazione Solidarietà Caritas ETS è rivolta all’accoglienza di persone con difficoltà sia economico-sociali, sia di salute, a chi una volta dimesso dall’ospedale non ha una casa dove continuare le cure e non ha diritto al proseguimento della cura in quanto non iscritte al SSN.
L’Arcivescovo di Firenze, Gherardo Gambelli ha voluto visitare gli ospiti e gli operatori di Casa Stenone, che si trova ad Antella nel Comune di Bagno a Ripoli, nell’ambito degli appuntamenti dei venerdì di Quaresima. Ad accoglierlo sono stati Marco Seracini, presidente della Fondazione Solidarietà Caritas, insieme a Marzio Mori e don Fabio Marella direttore e vicedirettore della Caritas diocesana e don Moreno Bucalossi, parroco di Santa Maria all’Antella. Con loro Marinella Picchianti responsabile dell’Area della salute di Fondazione Solidarietà Caritas e Miriam Capizzi, direttrice di Casa Stenone.
“In questo luogo accogliente, dove si uniscono inserimento sociale, amicizia e terapia, in un contesto dove le persone si sentono a casa – ha detto l’Arcivescovo Gambelli – si riescono ad ottenere ottimi risultati per l’aiuto e il cammino di vita indipendente di tante persone. Lo scopo delle mie visite ogni volta è anche quello di accendere una luce su bellissime realtà come questa che meritano di essere più conosciute e quindi apprezzate”.
Casa Stenone con i suoi 9 posti letto, cucina, salotto, giardino e un piccolo orto ospita attualmente uomini fra i 27 e i 60 anni provenienti da: Marocco, Somalia, Eritrea, Albania, e Perù. Le loro condizioni di salute sono spesso complesse e a volte rimangono a lungo nella struttura prima di uscire e intraprendere un percorso di autonomia. Ad occuparsi di loro ci sono operatori, infermieri, fisioterapisti, medici e volontari.
Nazionalità e lingue diverse: eppure gli ospiti riescono a costruire una vera comunità, ad aiutarsi, a capirsi. Qui si sentono davvero a casa nel prendersi cura di qualcosa, nel condividere i pasti, nell’imparare a stare insieme. E poi c’è la comunità locale che li ha accolti, gli ospiti sono ben integrati, partecipano alla vita del quartiere e vengono coinvolti in molte attività.
“Casa Stenone è una realtà rara per la sua specificità e quella che abbiamo costruito qui, con il territorio, con le persone, con la comunità locale è una esperienza bella e valida che merita di essere valorizzata e ampliata – ha detto Marco Seracini, presidente della Fondazione Solidarietà Caritas. – Le necessità e le richieste sono tante, per questo stiamo cercando uno spazio più grande. E speriamo di trovarlo qui vicino: questa posizione, tra città e campagna è particolarmente funzionale per i nostri ospiti ma, soprattutto, il rapporto con questa comunità costituisce un legame di carità concreta, vissuta nella vita quotidiana”.


