Quando si lascia la routine dei servizi istituzionali e ci si ritrova con i piedi nella sabbia, tutto cambia.
A cura di Nunzia Esposito, operatrice dell’Area Inclusione

In questa settimana di campeggio a Vada, le barriere e gli schemi dell’emergenza si sono dissolti di fronte alle onde del mare. Fuori dai soliti contesti, le persone che accompagniamo ogni giorno hanno potuto scoprirci sotto una luce nuova, vedendo prima di tutto il nostro lato umano, la vicinanza e l’empatia quotidiana.
Piccoli e grandi momenti hanno reso questa tappa speciale:
- Sentirsi visti e valorizzati: Per i nostri ospiti, l’attenzione ricevuta non è stata solo la risposta a un bisogno primario. È stata la sensazione profonda di essere accolti, ascoltati e realmente al centro dell’interesse di qualcuno, ritrovando il proprio valore e la propria dignità.
- Momenti di vera spensieratezza: Il contatto con il mare e il ritmo lento del campeggio hanno donato una libertà ritrovata e un rinnovato benessere emotivo.
- Sguardi sul futuro: I bambini hanno riscoperto uno spazio protetto di gioco e allegria, regalando alle loro madri preziosi momenti di pace e nuova speranza per il domani.
- Legami autentici: Condividere spazi e gesti quotidiani ha abbattuto ogni distanza, facendo nascere un profondo spirito di mutuo aiuto. In un clima così informale sono emerse emozioni autentiche — gratitudine, nostalgia, ma anche una forte voglia di riscatto.



Cosa resta nei nostri cuori di operatrici e operatori?
Vivere la quotidianità al mare insieme agli ospiti ha fatto bene anche a noi. Ci ha ricordato le motivazioni profonde della nostra scelta professionale. Riconnetterci sul campo, tra sfide e momenti condivisi, ha rafforzato la fiducia reciproca e la coesione del nostro gruppo.
Questa esperienza a Vada ci dimostra ancora una volta che la bellezza, la cura e la relazione umana sono gli strumenti più potenti per rigenerare la fiducia — in chi riceve supporto, ma anche in chi lo dona.

