5xmille: Giorgio, accolto da Casa Stenone “ora un uomo libero di esistere”
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Mi chiamo Giorgio e sono pakistano, sono arrivato a Firenze da circa sette mesi da Milano, dopo esser stato precettato da un connazionale per un lavoro nelle zone limitrofe a Firenze, in un’azienda cinese che lavorava la pelle.
Il salario era di circa 3 euro al giorno perché parte dello stipendio andava al connazionale che metteva a disposizione un alloggio in cui eravamo circa otto persone. Il pasto giornaliero era la cena perché durante la giornata non avevamo diritto a interrompere il lavoro. Ad un certo punto ho iniziato a sentirmi male e sono stato portato in ospedale dove mi è stata diagnostica una malattia piuttosto sconosciuta e di conseguenza difficilmente curabile.
Avevo difficoltà a mangiare in quanto le ulcere dolenti avevano completamente invaso il cavo orale provocando una sorta di ustione per cui potevo assumere solo cibi liquidi. Ho perso il lavoro e poi la casa perché le mie condizioni di salute non mi consentivano di lavorare tante ore al giorno e i “Padroncini, così si facevano chiamare”, non volevano problemi.
Casa Stenone
Alla dimissione sono stato trasferito a Casa Stenone, dove ho trovato un mio connazionale, con cui ho subito allacciato un rapporto. Piano piano sono stato meglio ed ho trovato persone che mi hanno aiutato a sistemare la mia situazione dal punto di vista amministrativo ed hanno ascoltato per la prima volta la mia storia.
Ho impiegato 7 anni per arrivare in Italia attraverso la rotta balcanica perché ho dovuto lavorare durante il percorso non avendo molte possibilità economiche. Nel mio paese appartenevo alla casta più bassa e come tale, secondo le usanze, non avevo diritto a nulla. Non avevo mai mangiato la carne né tanto meno le verdure, perché nel mio paese potevo mangiare solo gli scarti lasciati dagli altri o ciò che pescavamo nel fiume, il resto per noi era proibito.
Ero trattato quasi come uno schiavo nel mio paese e quando sono arrivato qui inizialmente tendevo a riproporre lo stesso modello, tanto che il mio connazionale, un giovane più o meno della mia età, anche lui ricoverato a Casa Stenone, ordinava ed io eseguivo, fino a che un giorno, grazie all’aiuto di tutti ho capito che finalmente potevo essere un uomo libero di esistere.
La rinascita
All’uscita da Casa Stenone sono stato inserito in un altro progetto adeguato alla mia situazione amministrativa ed anche sanitaria, sono stato iscritto ad un vero corso di italiano, dopo la prima alfabetizzazione ricevuta a casa Stenone, ed infine ho fatto un corso di panificatore.
Ad oggi lavoro con regolare contratto di lavoro e non vengo più sfruttato come un tempo, ogni tanto torno a trovare le persone che mi hanno accompagnato per un periodo nella vita portando loro i frutti del mio lavoro come il regalo più prezioso. Ho iniziato a inviare soldi alla mia famiglia e spero che un giorno potrò crearne una tutta mia e ringraziare di questa opportunità di rinascita che la vita mi ha dato.
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